Freefolk & Free Words pt. 2

Croce e delizia delle giornate, le chat scandiscono la nostra esistenza.
Ormai da tempo nuova Agorà.

Luogo virtuale sul quale affrontare le tematiche più disparate. Ci sono quelle temute degli ex compagni di classe, sulle quali è tutto un buongiorno e buonasera e foto di pietanze; le chat di lavoro o coordinamento, le cui tematiche impegnative spesso fatico a seguire; quelle di famiglia sulle quali confluiscono foto di figli e nipoti e per lo più cuori ed emoticon sorridenti. Poi ci sono quelle meno numerose, solitamente non più di 3 o 4 persone.
In queste spesso ci si confronta su argomenti seri, si ironizza affettuosamente su fatti e persone, cinicamente anche su se stessi, e a turno si diventa zimbelli alla mercé degli altri.
Ultimamente una di queste chat è stata luogo di diatriba con tre amici che chiamerò Qui Quo e Qua per non incorrere in beghe legali.
Una canzone condivisa da Qua ha scaturito un botta e risposta sulla musica e più propriamente sull’evoluzione degli ascolti personali e la curiosità nell’accettare nuove proposte sonore, nel cercarne di altre.
Due dei tre erano e sono fortemente convinti che l’evoluzione musicale si sia fermata a decenni fa.
La musica sarebbe rimasta agli anni ’70, secondo Qui che l’ultimo disco credo lo abbia comprato negli anni delle scuole superiori.
Per Quo tutto è stato già creato, trova particolarmente banale il nuovo cantautorato. Anch’egli fermo ad esempi dei ’70, suggeriva di andarci a rinfrescare con Mozart e Beethoven..
Inutile dire che sono stato per nulla concorde con tali pensieri, tranne, lapalissiano, sulla grandezza di Amadeus e sul Ludovico Van.
Per fortuna il terzo, saggiamente, controbatteva ardimentosamente spronando i due a spingersi oltre i pregiudizi dell’ascolto, approcciando anche ad artisti (cantautori – musicisti – compositori) che ispirano poche simpatie, convinto che scevri da sovrastrutture si possa scorgere materiale molto interessante.
C’è stato un tempo, nel periodo dei primi anni di scuola superiore, in cui facevo come quei due: ascoltavo solo ciò che conoscevo. Poi ho iniziato a suonare, perché appassionato di musica e da allora ho sempre ritenuto fondamentale la curiosità degli ascolti trasversali, che per me va di pari passo con la curiosità gastronomica.
A tal proposito un’altra chat con Ern e Max, persone onnivore, stimola quotidianamente la mia natura di ricercatore.
Per questo motivo, particolarmente negli ultimi anni, mi sono quasi imposto di acquistare solo musica “nuova”. Uscire dalla confort zone dei propri ascolti permette di scoprire tanta qualità e permette di continuare ad evolversi.
Per chi fa musica dovrebbe essere normale, anche se non lo è affatto.
Qui però si aprirebbe un’altra tematica, quella dei musicisti che non ascoltano e non acquistano musica e si finirebbe in un ginepraio.
Tutto questo per dire che a seguito della chat con i fantastici tre ho creato una playlist denominata APRIL 2021 contenente artisti scoperti negli ultimi anni o che sto riascoltando di recente.

Buon ascolto e fate i bravi
mg

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