Freefolk & Free Words pt. 3

Misterioso Jazz Trio

Casuale momento di tuffo nel passato a seguito di scoperte musicali.

Immagini di 20 anni fa o poco meno, mi consentono di parlare del primo trio che formai con Fabio Lizzani e Carlo Cimino.
Formazione che sottoponevo a scalette mai del tutto rispettate e scorribande sonore. Spesso contro la loro volontà – non dirò chi dei due fosse meno d’accordo per lasciare alta la suspence.
Realizzammo un disco, autoprodotto e stampato in maniera veramente lo-fi. Quelle cose che oggi fanno urlare all’hype e alla limited edition, roba per prescelti ma che all’epoca ti facevano sentire sfigato.
Era il 2001 e la nostra Odissea nello Spazio sarebbe stata la musica che, scritta e suonata senza soluzione di continuità, avrebbe sonorizzato dal vivo il film muto “Nosferatu” di Murnau.
Sfiorammo un disco ufficiale nel 2003. Ancora ricordo le notti trascorse a dormire nella fredda casa del mare dopo aver registrato per quella che poi sarebbe diventata la Picanto Records di Sergio Gimigliano, che dovrebbe ricordare anche le pizze offerteci a Diamante.
La Life in a Box che vent’anni dopo mi avrebbe tirato fuori dall’empasse, salvando Freefolk dall’oblìo, a quel tempo non convinse del tutto i miei compagni. Restarono solo i provini, gli ennesimi.
I nostri live erano davvero scorribande musicali audaci, del tutto lontane dai repertori ammiccanti e dalle rivisitazioni con assoli ipertecnici cui spesso ci si imbatte. 
Concerti che avvenivano in un momento nel quale la musica improvvisata nella nostra città si poteva fare non sempre e non dovunque. 
Concerti che facevano dire ad Alfredo: “ma chi vvi fa ccu sta chitarra”.
Potrà confermare, anche sul perché non mi abbia mai chiamato a suonare con lui benché sempre generoso di apprezzamenti. Misteri delle linee melodiche.

Bene, ho pensato a quel trio a seguito della scoperta dell’artista che potete ascoltare seguendo i link sottostanti. Una vera epifania.
Mi sono imbattuto in Michael Gregory Jackson dopo aver letto la recensione di Luca Majer sul numero di Blow Up di marzo, rivista che acquisto ma che con puntualità non leggo in tempo reale.  
Cosa possa entrarci MGJ con il nostro MJT (Misterioso Jazz Trio o Massimo Garritano Trio o Mr. X a seconda della più o meno in/decisione su come auto definircii) è cosa detta.
Se avessi saputo della sua esistenza nel 1999/2000 quando chiesi a Fabio e Carlo di suonare con me, fresco di ritorno milanese, avrei potuto dirgli “vedete, non è che sia poco rispettoso del passato, esiste anche questa roba che è una parte della grande storia della musica, quel Free-Funk, Free-Jazz, Free-Rock che ha gran coerenza.
Musica a tratti lontana da alcune strutture pre-definite ma non per questo meno rispettosa della tradizione”. Forse non ci avrebbe sganciato da alcune insicurezze auto-indotte ma di sicuro avrebbe offerto un punto di vista ulteriore.
Fatto sta che non lo conoscevo. Ora si.

Ordinando i pensieri che sono finiti in questo scritto mi sono reso conto di quanto il concetto di free-qualcosa mi abbia accompagnato sempre, ben prima di “free Mandela” degli EeLST e certamente prima di Freefolk.
Esiste un’energia vibrante, vitale e confortante nel suonare ciò che il proprio animo suggerisce “esprimendo la propria vita com’è e non come altri vorrebbero che sia”

Ringrazio i due amici e compagni di ventura senza i quali certe esperienze, in primis quelle umane, sarebbero state tutto sommato meno interessanti. Senza Carlo, o forse dovrei dire con , non sarei giunto a Freefolk, considerato che i suoi ripetuti impegni e abbandoni spinsero ad avviare il progetto solista.
Questa però è un’altra storia, un altro scritto.

Seguite il flusso e fate i bravi
mg

PS: Non ricordo gli autori degli scatti ma sperate che trovi in archivio le foto di uno dei due in bermuda e calzettoni con sandali durante uno dei nostri concerti ed allora si che ne vedremo delle belle. Roba da influencer ante litteram.

Ho ringrazio sinceramente Luca Majer – non mi è dato sapere se avrà trovato la mail che gli inviai entusiasta dopo aver letto la sua recensione, ascoltato e acquistato alcuni lavori di MGJ e non penso leggerà questo scritto – l’ultimo virgolettato è il suo. 

Freefolk & Free Words pt. 2

Croce e delizia delle giornate, le chat scandiscono la nostra esistenza.
Ormai da tempo nuova Agorà.
Luogo virtuale sul quale affrontare le tematiche più disparate. Ci sono quelle temute degli ex compagni di classe, sulle quali è tutto un buongiorno e buonasera e foto di pietanze; le chat di lavoro o coordinamento, le cui tematiche impegnative spesso fatico a seguire; quelle di famiglia sulle quali confluiscono foto di figli e nipoti e per lo più cuori ed emoticon sorridenti. Poi ci sono quelle meno numerose, solitamente non più di 3 o 4 persone.
In queste spesso ci si confronta su argomenti seri, si ironizza affettuosamente su fatti e persone, cinicamente anche su se stessi, e a turno si diventa zimbelli alla mercé degli altri.
Ultimamente una di queste chat è stata luogo di diatriba con tre amici che chiamerò Qui Quo e Qua per non incorrere in beghe legali.
Una canzone condivisa da Qua ha scaturito un botta e risposta sulla musica e più propriamente sull’evoluzione degli ascolti personali e la curiosità nell’accettare nuove proposte sonore, nel cercarne di altre.
Due dei tre erano e sono fortemente convinti che l’evoluzione musicale si sia fermata a decenni fa.
La musica sarebbe rimasta agli anni ’70, secondo Qui che l’ultimo disco credo lo abbia comprato negli anni delle scuole superiori.
Per Quo tutto è stato già creato, trova particolarmente banale il nuovo cantautorato. Anch’egli fermo ad esempi dei ’70, suggeriva di andarci a rinfrescare con Mozart e Beethoven..
Inutile dire che sono stato per nulla concorde con tali pensieri, tranne, lapalissiano, sulla grandezza di Amadeus e sul Ludovico Van.
Per fortuna il terzo, saggiamente, controbatteva ardimentosamente spronando i due a spingersi oltre i pregiudizi dell’ascolto, approcciando anche ad artisti (cantautori – musicisti – compositori) che ispirano poche simpatie, convinto che scevri da sovrastrutture si possa scorgere materiale molto interessante.
C’è stato un tempo, nel periodo dei primi anni di scuola superiore, in cui facevo come quei due: ascoltavo solo ciò che conoscevo. Poi ho iniziato a suonare, perché appassionato di musica e da allora ho sempre ritenuto fondamentale la curiosità degli ascolti trasversali, che per me va di pari passo con la curiosità gastronomica.
A tal proposito un’altra chat con Ern e Max, persone onnivore, stimola quotidianamente la mia natura di ricercatore.
Per questo motivo, particolarmente negli ultimi anni, mi sono quasi imposto di acquistare solo musica “nuova”. Uscire dalla confort zone dei propri ascolti permette di scoprire tanta qualità e permette di continuare ad evolversi.
Per chi fa musica dovrebbe essere normale, anche se non lo è affatto.
Qui però si aprirebbe un’altra tematica, quella dei musicisti che non ascoltano e non acquistano musica e si finirebbe in un ginepraio.
Tutto questo per dire che a seguito della chat con i fantastici tre ho creato una playlist denominata APRIL 2021 contenente artisti scoperti negli ultimi anni o che sto riascoltando di recente.

Buon ascolto e fate i bravi
mg